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chi, ritirando nelle spalle la testa. — Si fa presto a dirlo.... Quando si vuol fare il lord senza averne, mandare in lusso la moglie, pigliarsi tutti i capricci, darsi le arie di principe, non ascoltar pareri da nessuno, fare il passo più lungo della gamba....

— Zitto....

Toccammo il predicatore in fretta col gomito per farlo tacere. Cesarino Pianelli, pallido come uno spettro, nel suo elegante vestito nero entrava in quel momento col passo legato del sonnambulo.

L’orchestrina cominciò il gioioso valzer di Strauss: «Vino, donna e canto».

Cesarino, uscito dall’ufficio, dopo il vivo colloquio col Martini, non aveva perduto tempo in tutto il venerdì. Saltò nel tram di Porta Romana e di là arrivò a prendere quello di Melegnano per correre in cerca del signor Isidoro Chiesa, suo suocero, che gli doveva ancora, dopo dieci anni, gli interessi della dote di Beatrice.

Il signor Isidoro era una volta uno dei più clamorosi affittaiuoli del Lodigiano, ma da molti anni non viveva che di reminiscenze.

Grande e solenne declamatore delle sue abilità tecniche, chiacchierone terribile, persuaso che al mondo non c’era uomo più furbo di lui, colla testa sempre piena e calda di pro-