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IV.


Il cavalier Balzalotti ritornò dal suo viaggio ufficiale coll’animo pieno di nobile soddisfazione. Era stato ben accolto dal segretario generale, col quale ebbe l’onore di pranzare un paio di volte nella compagnia di quattro o cinque competenze speciali, che seppero far tesoro della pratica e dei lumi che il cavaliere aveva attinto nel lungo maneggio degli affari.

Portò a casa un buon organico e la certezza che il prossimo numero della Gazzetta Ufficiale avrebbe registrato qualche cosa di dolce per il cuore d’un vecchio funzionario, l’unica ambizione del quale era sempre stata quella d’essere la prima vittima del dovere.

Quando Demetrio, spenti i lumi e sceso il sipario del suo modesto idillio, tornò a uscire di casa e a riprendere la solita strada dell’ufficio (piazza del Duomo, piazza Mercanti, Cordusio, Bocchetto), il cavaliere era già tornato da alcuni giorni. Avendo inteso che il Pianelli era malato, colse l’occasione per chiamare al suo posto di segretario particolare il