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l’uscio e venne giù correndo, mentre infilava i guanti.

Aveva indosso un vestito non interamente di lutto, ma il più scuro di quanti aveva potuto sottrarre all’avida avarizia di suo cognato. In testa non aveva che un velo grande, accomodato colla grazia che le lombarde sanno dare al velo, con molte pieghe che si annodavano quasi da sè sopra una spalla, dove scintillava un grosso B di metallo bianco.

Beatrice cercò d’essere la prima a salutare suo cognato per non portare in chiesa, in un giorno come questo, un senso cattivo di avversione e di antipatia. Arabella diede il braccio alla mamma e andò avanti. In mezzo si misero i ragazzi e in fondo chiudevano la processione Demetrio e il Berretta, che non sapeva dove collocare quelle benedette mani.

Dal Carrobio alla parrocchia di San Lorenzo sono quattro passi, che Demetrio percorse senza pensare letteralmente a nulla. Alzò un momento gli occhi alle famose colonne romane, avanzo delle terme di Massimiliano Erculeo, mentre il Berretta gli diceva che stavano bene, ma che impedivano il passo. Due o tre volte cercò con un’occhiata rapida e fuggitiva la madre e la figlia che camminavano innanzi.... Ma non pensò nulla di preciso. Solamente si sentiva un poco riarsa la pelle della faccia.