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— Ti sei già messo in abito d’estate e ti sei fatto radere come uno sposino — disse Demetrio.

— Primavera innanzi viene.... — cantarellò il buon Paolino, cacciando il suo lungo braccio nel braccio del cugino per tirarlo verso piazza Fontana. — Sono stato a casa tua e mi hanno detto che eri appena uscito.... Che cosa mangiamo? s’intende, paga Paolino.

Entrarono nella trattoria. Un cameriere, che non aveva ancora finito di preparare le tavole, li fece passare in una salettina appartata, stese in fretta una tovaglia, e, mentre andava collocando i piatti e le posate, prese a recitare la litania, che comincia di solito dall’osso buco e va a finire agli scaloppini coi funghi.

Paolino non era di quegli uomini che si contentano di ciò che viene offerto. Un uomo non fa un viaggio apposta sul fresco la mattina di Pasqua, non invita un caro parente per mangiare un osso buco qualunque.

— Tu comincierai — disse al cameriere, — a portare un bel piatto di salame misto scelto; intanto dirai al cuoco che faccia andare un risottino coi funghi, ma.... — e finì con una scrollatina delle dita in aria, che diceva tutto. — Poi potremo discorrere di scaloppini, se piacciono a questo signore.... — e