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Fu un miracolo se si ricordò di prendere il cappello e il bastone. Fu pure un miracolo se non cadde dalla scala. Il Berretta lo chiamò di nuovo: — Ehi! ehi! — dal fondo dello stanzino.

Ma egli non sentì o non volle sentire. Uscì; prese la strada a man destra verso il centro, non pensando nulla e non ripetendo nel fondo più oscuro del suo pensiero che una parola sola:

— Asino!

In questa parola, che rappresenta un animale sciocco e paziente, concentrava tutta l’ira, il dispetto, il dolore, la vergogna dell’offesa ricevuta, e la vergogna della sua incapacità morale.

Per via Torino, San Giorgio, Zecca Vecchia, uscì al Bocchetto e andò in ufficio.

Lavorò meccanicamente, come al solito, senza sbagliare, senza parlare; se non che, di tanto in tanto, come al girare di un quadrante, scoccava in lui quell’unica parola in cui era andata concentrandosi tutta la sua dialettica:

— Asino!