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parte prima. 7

migliore non può essere. Veramente, disse egli, ciò è molto bene risposto, perchè questa vostra risposta è scritta in questo libretto che tengo in mia mano. Ora altra domanda vi fo io, cioè: lo quale vi amereste meglio, essere misello e lazzero 1, od aver commesso e commettere uno peccato mortale? Ed io, che anche non gli voleva mentire, gli risposi, che io amerei meglio aver fatto trenta peccati mortali che essere misello. E quando li Fratelli si furo dipartiti di là, egli mi richlamò tutto solo, e mi fece sedere a’ suoi piedi e mi disse: Come avete osato voi dire ciò che avete detto? Ed io gli risposi che ancora io lo diceva: perchè così elli mi parlò: Ah folle musardo, musardo, voi vi siete ingannato, perchè voi sapete che nulla sì laida miselleria non è, come d’essere in peccato mortale, e l’anima la quale vi è, è simigliante allo avversario dello ’nferno; per che nulla sì laida miselleria non può essere. E ben è ciò vero, proseguì egli, perchè quando l’uomo è morto egli è sano e guerito di sua lebbra corporale; ma quando l’uomo, che ha fatto peccato mortale, muore, elli non sa punto, nè è certano d’avere avuto a sua vita un tale ripentimento che Dio gli voglia abbandonare il perdono. Per che grande paura deve elli avere che quella lebbra di peccato gli duri lungamente, e tanto quanto Dio sarà in Paradiso2. Per tutto ciò

  1. I lebbrosi si dicevano miselli, o miserabili, per antonomasia, e misellarie i lazzaretti, o spedali spartati che li accoglievano.
  2. Il nostro Guitto d’Arezzo fece sua questa parità nelle Rime, II, 7.