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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/91


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malignità, ma mettete in tutti i presenti la paura che li frecciate altrettanto quando sono assenti. I cosiffatti in società sono bene accolti per paura, come si dà la dritta ad un cane, di cui si teme il morso.

Alcuno ha solo in delizia la compagnia di persone da meno di sè, onde primeggiare; costui diventerà sempre più sciocco e non farà profitto. Compiacetevi della compagnia di chi sa dì più, e sopratutto di onesti uomini e costumati. Ne imparerete sempre qualche cosa; il loro esempio vi renderà migliori; la loro amicizia vi renderà rispettati, perchè le virtù si attaccano come i vizi. Quand’anche da un grossolano non imparaste le sue zotichezze, se non arrozziste la lingua e gli atti, vi abituereste a non abborrirle. Chi vuole entratura con persone molto superiori in grado e ricchezza, troverà disgusti e mormorazioni. Con costoro è come maneggiar l’ortica. Chi può vivere con Anselmo, così scontroso che ogni minima cosa gli dà al naso, prende ogni parola sulla punta della forchetta, e rabbuia lo sguardo, e vi rizza tanfo di grugno? O con ser Appuntino che sempre e tutto contraddice? O con quel miracolo di Nino che tutto esagera e di tutto fa sperpero? O con quel baionaccio d’Enrico? Sempre viene a contar una ciancia, a sballare una spaventosa notizia, a piantarvi una carota, gonfio, pallaio! Aprite le finestre. Ei crede comparire spiritoso, ed è un tumistufi.

Zerbino è sempre lindo della persona come ascisse di mano del parrucchiere. Gli fioccano dal labbro le parolette cortesi e le sdolcinature; ogni tratto vi fa mille ringraziamenti e più in là: ogni tratto vi domanda scusa; pare che senza di voi non possa aver bene, che il minimo nostro maluccio tolgagli il sonno; d’ogni atto vostro sdilinguisce; non ardirebbe contraddirvi neppure se diceste che in gennaio maturano le pesche. Zerbino piacerà ai leggeri suoi pari, ma chi ha fior di senno lo manda a farsi benedire. Si può dunque essere incivili per eccesso di civiltà, per quel che dicesi ammazzare di complimenti. La civiltà non consiste nello strabondare in frasi melate e in complimenti, i quali non manifestano i sentimenti nostri, ma li fingono. Civiltà è l’operare verso gli altri con sentimenti di cortesia, d’indulgenza, di benevolenza; se voi nutrite questi sentimenti nel cuore, li paleserete senza stento e sarete tenuto