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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/89


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altrui quanto meno se ne sa, meglio sta; quanto men se ne dice più ben la va. Si direbbe che taluni hanno la malattia per cui sono costretti a parlar sempre. Segno di debolezza che predomina principalmente le donne di scarsa educazione. Compar Bonifazio ha in proposito molte sentenze:

Chi parla in fretta si pente adagio.

Parla poco e ascolta assai, e giammai non fallirai.

Di rado mi dolsi d’aver parlato poco; spesso m’increbbe di aver parlato troppo.

Assai sa chi non sa, se tacer sa.

Al canto si conosce l’uccello, al parlare il cervello. Al ragliare si scopre che non è un leone.

Bocca chiusa ed occhio aperto non fe’ mai nessun deserto.

Chi parla semina, chi tace raccoglie.

Di lui ho qui in iscritto alcune regole del conversare, che non vi dovrebbero tornare inutili:

Prima di parlare pensa quello che devi dire.

Non voler essere nè il primo, nè l’ultimo a parlare.

Non ridire il già detto. Sa di ribollito.

Chi è prudente sa tacere e conservare il segreto.

Le persone istruite dicono molte cose in poche parole. Gl’ignoranti parlano assai e dicono poco.

Parla chiaro ed aggiustato, lesto, non precipitato; pulito, non affettato; non storcignando; non a saltelloni, come campana che rintocchi; non crocchiante come vaso fesso.

Le buone parole acconciano i mali fatti. Non fare lo sputa sentenze, nè l’ammazza sette; non tonare dall’alto, nè con troppo calore; la parola modesta convince; la parola affettuosa attrae.

Non fare giuramenti per sostenere ciò che affermi; daresti segno d’aver poca fiducia che ti credano.

Se nasce disputa, esponi i tuoi pensieri con affabilità e moderazione, senza smiracolare, e non t’impassionare delle dispute, perchè il discorrere fa discorrere; e ti potrebbero sfuggire pro-