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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/87


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Procura di mostrarsi dal suo lato più favorevole, giacchè in società ognuno vale per quello che sa farsi valere. Egli non ha tante borie per la testa, non isloggia di là del suo stato, non usa abiti sconvenienti alla sua età, nè stravaganze nella barba, nei capelli, nel portamento. Tanti colori vivi strillanti, e nastri e fiocchi e fronzoli, non attestano nè buon gusto, nè semplicità; rendono ridicoli, e fan chiacchierare a vostro carico. Meno pàmpani e più uva. Il miglior lusso è l’essere ben lavato, ben pettinato, e pulito degli abiti come uno specchio; e un gran filosofo ha detto che la pulitezza è la castità dell’anima. Se è soverchia, indica vanità; se scarsa, indica trascuranza, disordine, sprezzo degli altri. Il nostro compar Bonifazio dice ch’è bel vestire con tre N, nero, nuovo, netto.

Singolarmente le fanciulle devono vestire più semplici che le maritate e persuadersi che il miglior modo di trovar marito non sono i ghingheri e le profumature, non lo star sulle gale o sulle usanze, il far attucci e moine, il voler titolo di bella, ma il mostrare gusti semplici e schiettezza. Nè moda poi, nè occasione possono servir di scusa al vestire indecente. L’opposto della modestia è la sfacciataggine, carattere di chi ha maggiore stima di sè che degli altri. Vedete Alberto? Non ha terra che lo regga: chiedete, domandate, egli sa tutto a menadito, discorre di tutto, suol giudicare di tutto; comprese a mezz’aria di che si tratta, e già sputa