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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/84

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lui non sa mai venire all’ergo, e sgocciola le parole e dice: Quel tale... come si chiama? Di quel paese... aiutatemi a dirlo... Fa un traspeggio per casa, e se alcuno gli suggerisce che disturba il vicinato esclama; Sono in casa mia. In cucina si rompe un bicchiere? Fa un diavolezzo. Entra nel pigio della folla? Borbotta le persone per cacciarsi innanzi a tutti. Ha promesso di venire e ha dato un appuntamento, poi si fa aspettare delle mezz’ore. Gli prestate un libro? E non ha nome torna. Proponete d’andare a dritta? Egli vuol andare a sinistra. Vede che chinate verso il fiume? No. Vuol che si poggi al monte. In piena tavola pianterà il discorso de’ morti, di piaghe, della sugaia e del pozzo nero. Entra? Non tirasi dietro l’uscio. Leggete un libro, una gazzetta? Ve li leva di mano per isfogliarli esso prima. Scorrete una lettera? Vi getta un’occhiata. Se avete a mettervi insieme in carrozza, s’accomoda al posto migliore; al fuoco occupa tutto il focolaio; s’è in chiesa o al caffè, è seduto in mezzo ad una panca, e non si ritirerebbe un tratto per dare un poco di posto, foss’anco ad una donna. L’altro ieri piovincolava ed egli coll’ombrello tirava via sulla sua dritta; scontrò la moglie del pretore, rispettabile signora, le fece di cappello, ma nè si ritirò per lasciarla sopra l’asciutto, e nè le offrì l’ombrello. Sino nel fare del bene non mette garbo nè grazia. Quantunque dia delle buone cenette e spilli del migliore, i suoi amici vanno mal volentieri da lui, perchè