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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/8

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occhi della mente, standomi attenta, e proverai, ne sono sicura nell’ascoltarmi, un vero piacere. È d’uopo che tu impari a ben vivere in questa nostra società umana.

Dimmi, Mariuccia mia, non hai tu mai riflettuto su ciò che più ti può rendere felice?... Tu mi guardi e rumini nel tuo cervellino, senza rispondermi. — T’aiuterò io. — Se tu mangi un dolce squisitissimo, provi momentaneamente un piacere fisico, cioè materiale, il quale presto vien dimenticato e non vale certo a consolarti, se sei mesta. Se invece io ti do un bacio, dicendoti: «figlia mia, ti amo assai, sono contenta di te»; — se soccorri un poverello, il quale t’invochi dal Cielo mille benedizioni, se col tuo lavoro ti rendi utile in famiglia, se t’accorgi infine che tutti quelli che ti conoscono, ti stimano ed amano, perchè negli atti, nei modi, nelle parole, in casa ed in iscuola (se tu vi andassi), per istrada, in chiesa, al teatro, in conversazione, coi superiori, cogli uguali, cogl’inferiori, tu conservi sempre il contegno d’una fanciulla bene educata, la tua coscienza ti fa godere una beatitudine, che è premio al giusto, e che supera in dolcezza qualunque altro godimento.

Tu mi dirai che è molto difficile l’essere in tutte le circostanze della vita così buoni. Sì, è difficile, non lo nego, ma non tanto poi come forse ti pare. Se tu sei di continuo presente a te stessa, se hai sempre in mente di fare agli altri ciò che vorresti fosse a te fatto, se ti mostri più