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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/52

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Maria, se t’illudi di essere veramente una Venere od una Minerva, se credi di far colpo quando entri in una sala, o quando guardi qualcheduno! Guai a te se pensi alla posa più artistica, che meglio ti si adatta, se fissi lo sguardo sugli uni o sugli altri per essere guardata, se credi che ti si dica bella, cara, interessante per puro amore! Il vero amore, figlia mia, è riservato, e teme sempre d’incontrar disistima. Le enfatiche proteste amorose, che si profondono alle prime venute, credilo, sono sempre fallaci, e devi prenderle come un complimento d’uso, forse un po’ spinto, per difetto di riserbo o di buon gusto in chi lo proferisce e non dargli alcun valore. — Abbi sempre presente che la più bella tra le fanciulle è quella che non sa di esserlo, che non si studia di apparirlo, e che ha il candore dell’anima dipinto sulle rosee e pudibonde gote.

E con Pizia, figlia del gran filosofo Aristotile, dirò: che il colore che più mi piace è quello che il pudore cosparge sulle guance di una virtuosa fanciulla.

Ricordati, mia cara, che il pudore e la dignità saranno un giorno la migliore salvaguardia del tuo onore, sul quale una donna non può, non deve mai transigere.

Per salvar l’onore di sua figlia Virginia, tu lo sai, Virginio Centurione, preferì darle di sua mano la morte. Per aver suo malgrado, perduto l’onore Lucrezia, moglie di Collatino, da sè stessa s’uccise. E le leggi di tutti i tempi e di tutti i luoghi