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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/46

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Pietro il grande poi per ben conoscere i bisogni de’ suoi sudditi e la loro devozione al monarca non isdegnava di travestirsi da contadino, da mendicante. Entrava non conosciuto nella casa dell’operaio, del povero; accettava da essi l’ospitalità, li invitava a parlare dello Czar, nascondeva la sua commozione quando ne sentiva a dir bene, ed allorchè s’imbatteva in qualcuno che lagnavasene, avea la magnanimità di conservarsi impassibile, e riflettendo sulle cause dello scontento, vi poneva tosto riparo, se ciò era in suo potere, e mutava così un avversario in un beneficato riconoscente e spesso in un caldo partigiano, che si sarebbe di buon grado sacrificato pel suo Czar. Si narra ch’egli si contentò di dormire una notte intiera in una stalla, sulla paglia, con 7 od 8 poveri ragazzi, dopo aver mangiato con essi, per cena, una scodella di cattiva minestra, per non tradire la parte di mendicante che rappresentava; e che essendo nato appunto in tale notte in quella famiglia un bimbo, egli s’offri di esserne padrino. Il genitore del neonato che dopo tanti battesimi, mal sapeva a chi ricorrere perchè compiesse sì pio ufficio, accettò. Il finto mendicante, chiesto un po’ di tempo per recarsi ad indossare un abito più decente ch’ei diceva possedere presso un amico, volò alla reggia ed il giorno susseguente ritornò, vestito colle insegne imperiali, colle carrozze di gala, con numeroso seguito ed infiniti doni pel suo prossimo figlioccio e per la sua famiglia. Ti lascio immaginare, Mariella mia, lo stupore, la