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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/44

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sibilità ed è assurdo il pretendere che tutti sentano come noi. La carità c’insegna a compatire chiunque soffra, e l’umiltà a non istimarci più perfetti degli altri. Il Vangelo dice che noi vediamo il fuscello negli occhi altrui e non ci accorgiamo della trave che sta nei nostri. Abbi sempre presente questa giusta allegoria, e pensa che se scorgi dei difetti ne’ tuoi simili, probabilmente ne hai de’ maggiori ancora da correggere in te medesima.

LEZIONE IX.

Grandezza d’animo.

Avvi una dote, figlia mia, che più di ogni altra s’apprezza, la quale caratterizza la persona superiore e distinta. È questa la grandezza d’animo. Chi la possiede rifugge istintivamente da qualsiasi bassa azione, da qualsiasi pettegolezzo; non conosce invidia, rancore, vendetta, e la manifesta ad ogn’istante della vita, non solo cogli atti e coi detti nobili e squisiti, ma con un’espressione di fisionomia semplice, affabile e dignitosa ad un tempo stesso, che rapisce, innamora.

Lo scordare il male ricevuto e il vendicarsi col beneficare i nostri nemici; il rammentare il male da noi fatto, solo per poterlo riparare; il dimenticare le nostre buone azioni, per non pretendere gratitudine, e non provare risentimento verso gl’ingrati, ed il ricordare ciò che agli altri dobbiamo per non mancar noi di ri-