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Pagina:De Gubernatis Galateo insegnato alle fanciulle.djvu/21


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di farli conoscere, mia cara Maria, anche in questa parte non lasciava nulla a desiderare.

Ella era vivace. In campagna, nelle ore di ricreazione colle sue amiche correva, saltava, rideva, scherzava infantilmente. Quando le si presentava una favorevole occasione di far uno scherzo gentile, anche in società, di dire un motto arguto, non se la lasciava sfuggire; ma aveva sempre presente il seguente detto di Montesquieu: «Chi corre dietro all’arguzia, raggiunge spesso la stupidità»; vale a dire, chi vuol far sempre dello spirito lo esaurisce e dice sciocchezze; — epperciò molto imparava tacendo ed ascoltando, e solo parlava quando aveva ben ponderato ciò che doveva dire per non pentirsi poi. Il Metastasio dice che: Voce dal sen fuggita — Poi richiamar non vale — Non si trattien lo strale — Quando dall’arco uscì. — Con questo sistema non le avveniva mai di dire o far cose insulse, scurrili od offensive a chicchessia e si meritava la stima e la benevolenza dei buoni.

La smodata vivacità ha sempre compagna la volubilità, difetto che impedisce di far notevoli progressi in qualsiasi ramo dell’umano sapere. La fanciulla volubile incomincia 50 studii, 50 lavori e non li conduce mai a termine. Dopo un momento di lettura, butta via il libro: agogna una bambola, un oggetto di vestiario e dopo un giorno l'una e l’altro trascura o mette in disparte. Nella virtù stessa, nell'amicizia non ha