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380 capitolo xx.

l’opuscolo Le Pape el le Congrès, che levò tanto rumore, e rispose al Papa, in data 31 dicembre, quella memoranda lettera, che, pubblicata nel Moniteur, ribadi più autorevolmente le idee dell’opuscolo, accese nuove ire in Vaticano, e ispirò a Pio IX l’altra enciclica, più iraconda ancora, del 19 gennaio, nella quale parve sola concessione questa: tornassero a lui le provincie ribelli, ed egli avrebbe giudicato circa l’«opportunità» di concedere delle riforme. La lettera dell’Imperatore diceva:


Beatissimo Padre!

La lettera che V. S. si compiacque scrivermi il 2 dicembre mi toccò vivamente, e risponderò con intera franchezza all’appello fatto alla mia lealtà. Una delle mie più vive preoccupazioni, durante e dopo la guerra, è stata la condizione degli Stati della Chiesa, e certo fra le potenti ragioni, che mi impegnarono a fare sì prontamente la pace, bisogna annoverare il timore di vedere la rivoluzione prendere tutti i giorni più grande svolgimento. I fatti hanno una logica inesorabile, e nonostante la mia devozione alla Santa Sede, io non poteva sfuggire a una certa solidarietà cogli effetti del movimento nazionale eccitato in Italia dalla lotta contro l’Austria. Conclusa una volta la pace, io mi affrettai di scrivere a V. S. per sottometterle le idee più atte, secondo me, a produrre la pacificazione delle Romagne; e credo ancora che, se fin d’allora V. S. avesse consentito ad una separazione amministrativa di quelle provincie, e alla nomina di un governatore laico, esse sarebbero tornate sotto la sua autorità. Sventuratamente ciò non avvenne, e io mi sono trovato impotente ad arrestare lo stabilimento del nuovo governo.

I miei sforzi non hanno potuto che impedire all’insurrezione di estendersi, e la dimissione di Garibaldi ha preservato le Marche d’Ancona da una invasione certa. i

Ora il Congresso è per adunarsi. Le Potenze non potrebbero disconoscere gl’incontrastabili diritti della Santa Sede sulle Legazioni; nondimeno è probabile che esse saranno d’avviso di non ricorrere alla violenza per sottometterle. Poichè se questa sottomissione si ottenesse coll’aiuto di forze straniere, bisognerebbe ancora occupare le Legazioni militarmente per lungo tempo, Questa occupazione manterrebbe gli odii e i rancori di una gran parte del popolo italiano, come la gelosia delle grandi Potenze. Sarebbe dunque un perpetuare uno stato d’irritazione, di malessere e di timore. Che resta dunque da fare, poichè finalmente questa incertezza non può durar sempre?

Dopo un serio esame delle difficoltà e de’ pericoli, che le diverse combinazioni presentavano, lo dico con sincero rammarico e per quanto sia penosa la soluzione, quello che mi parrebbe più conforme ai veri interessi della Santa Sede, sarebbe di fare il sacrifizio delle provincie ribellate. Se il Santo Padre, per il riposo dell’Europa, rinunziasse a quelle provincie, che da cinquant’anni suscitano tanti impicci al suo governo, e se in cambio do-