Pagina:De Cesare - Roma e lo Stato del Papa I.djvu/395


le proteste del papa e il congresso 377

risdizione papale nelle provincie ribelli. Non era scomunica ad personam, nè canonicamente dichiarata. Intanto Pio IX non lasciava passare occasione per protestare contro i fatti, che si andavano compiendo. Il 24 settembre fu ricevuta a Monza, con onori sovrani, la deputazione delle Legazioni, che lesse a Vittorio Emanuele, per bocca del vicepresidente Scarabelli, questo indirizzo:

Sire!


      I popoli delle Romagne, rivendicato il loro diritto, proclamarono, per voto unanime dell’assemblea legalmente costituita, l’annessione loro al regno di Sardegna. I pregi che l’Italia tutta ama ed ammira in V. M., la sua lealtà in pace, il suo valore in guerra, conquistarono tutti gli animi e fu la più nobile delle conquiste quella dell’influenza morale. Ma questo voto di annessione non fu solo uno slancio d’entusiasmo, fu ancora un calcolo di matura ragione. Le Romagne, travagliate per quarant’anni dalle discordie civili, anelano di chiudere l’èra delle rivoluzioni, e di riposare in un assetto stabile e definitivo. E mentre professano piena riverenza al capo della Chiesa cattolica, vogliono un governo che assicuri l’eguaglianza civile, la nazionalità italiana, l’ordine e la libertà. La monarchia costituzionale di V. M. è la sola che possa darci questi beni!

Vittorio Emanuele, circondato dai ministri e dai dignitari di corte, rispose:

Sono grato ai voti dei popoli delle Romagne, di cui voi, o signori, siete gl’interpreti presso di me. Principe cattolico, serberò in ogni evento profonda e inalterabile riverenza verso il supremo Gerarca della Chiesa. Principe italiano, debbo ricordare che l’Europa riconoscente .e proclamando che le condizioni del vostro paese riceveranno pronti ed efficaci provvedimenti, ha contratto con esso formali obbligazioni.

Accolgo impertanto i vostri voti, e forte del diritto che questi mi conferiscono, propugnerò la causa vostra innanzi alle grandi Potenze. Confidate nel loro senno e nella loro giustizia. Confidate nel generoso patrocinio dell’ imperatore de’ Francesi, che vorrà compire quella grande opera di riparazione, alla quale pose sì potentemente la mano, e che gli ha assicurata la riconoscenza dell’Italia tutta.

La risposta proseguiva fra generose promesse e prudenti consigli.

Il primo ottobre, il Papa, vinto dalla collera, e non più udendo consigli di moderazione, inviò i passaporti al conte Della Minerva. Questi lasciò Roma il 9 di quel mese, nella carrozza del duca Lorenzo Sforza Cesarini, che l’accompagnò fin