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360 capitolo xix.

ricolosi per l’ordine pubblico, la Magistratura, partito di fatto l’eminentissimo, divisava di tosto convocare il Consiglio, perchè in tanto frangente volesse colla sua provvidenza e col suo senno provvedere; ma l’urgenza delle circostanze non permetteva alcun indugio, onde la Magistratura dovè essa venire alla nomina di una Giunta provvisoria di governo, scegliendo a tale ufficio quelle persone che avrebbero potuto dominare il pubblico commovimento e porre termine a quello stato d’incertezza e di pericolo, in cui versava il nostro paese. A voi è noto l’atto che fece la vostra Magistratura, che qui si riporta a corredo degli atti.

Noi crediamo di avere operato in sì difficili momenti come il dovere ci domandava, e nell’enunciarvi che, finito il nostro compito, andiamo ad emettere le nostre rinuncie, lasciamo l’ufficio da voi commessoci con animo sereno e francheggiato da una pura coscienza, restando però al nostro posto fino a che non siasi altrimenti provveduto.


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Nel 1859 l’illustrissima Magistratura di Bologna era formata dei signori: avvocato Enrico Sassoli, Francesco Maria Neri, conte Giovanni Malvezzi Medici, conte Francesco Bianchetti, conte Carlo Marsili, conte Luigi Scarselli, marchese Luigi Pizzardi e professor Giuseppe Ceneri. Il Malvezzi, per aver le mani libere e per un eccesso di lealtà, aveva rassegnato le dimissioni al cardinal legato; e benchè tutti di nomina pontificia, e solo dopo il viaggio del Papa, quando si volle riformare il municipio con criteri più larghi, alcuni di fede liberale fossero stati chiamati a farne parte, il Magistrato bolognese ebbe in quella occasione la coscienza del proprio dovere e della propria responsabilità, in una congiuntura storica affatto nuova, per cui, partendo gli austriaci, la città rimaneva senza governo. Nessuno riteneva che il cardinal legato e i pochi uomini di truppa indigena e la squadra dei doganieri bastassero a garantire l’ordine. Il manifesto del Magistrato affisso la mattina del 12 fu scritto dal Ceneri, allora clericale, e che divenne poi repubblicano, e morì senatore del regno. Sobrio e dignitoso, quel manifesto è monumento di storia; e se il merito di averlo scritto è del Ceneri, quello di averlo pubblicato fu di Enrico Sassoli, conservatore anziano e funzionante da senatore. Quel manifesto indicò la procedura per far insorgere tutta la regione; e difatti ciò che compì il municipio di Bologna, fu imitato subito da Ravenna,