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alla vigilia della guerra, ecc. 345

il viaggio del principe Napoleone a Torino, nel gennaio del nuovo anno, quando fu sottoscritto il trattato di alleanza tra la Francia e il Piemonte. La Santa Sede era la meno disposta a prestar fede ad una guerra tra la Francia e l’Austria; non la credeva anzi possibile, perchè tutta la borghesia francese, l’alta banca e gli uomini di affari vi erano contrarii, e anche per l’opinione cattolica di Francia, fortemente ostile al Piemonte, e alla sua politica ecclesiastica.

La guerra veniva a creare una situazione unica nella storia. La Francia, alleandosi al Piemonte, in nome dell’indipendenza italiana, riaccendeva un gran fuoco in tutta la penisola, ridestando speranze e propositi, che i vecchi governi credevano estinti. Si prevedeva facilmente, che, se l’Austria fosse uscita battuta dalla guerra, le Legazioni, nelle quali essa tutelava la signoria pontificia, sarebbero insorte. Il Vaticano non temeva per Roma, anche perchè, nel suo proclama del 3 maggio, Napoleone III aveva detto: nous n’allons pas en Italie fomenter le désordre, ni ébranler le pouvoir du Saint-Père, que nous avons replace sur son trône; ma si era inquieti, massime perchè il Piemonte, alleandosi apertamente alla rivoluzione, non si sarebbe fermato innanzi ad alcun mezzo, per creare difficoltà al governo pontificio, e agli altri governi d’Italia. E perciò, quando la guerra fu resa inevitabile, tutti i voti della Corte romana furono per il trionfo dell’Austria. Ogni giorno si aspettava la notizia che, prima ancora che calassero i francesi, il maresciallo Giulay, varcato il Ticino, piombasse sulla capitale del Piemonte, e l’annientasse. Si può anche immaginare l’odio della Curia per Napoleone III, il quale, scendendo in Italia per cacciarne l’Austria, diveniva il capo morale della rivoluzione, il complice della decennale cospirazione di Cavour, e l’alleato di quel Re, sul cui conto Pio IX si era così poco graziosamente espresso, due anni prima, col Minghetti a Bologna.

La Curia era però costretta ad agire con molta oculatezza, perchè la Francia occupava Roma, e non era prudente provocarne lo sdegno. Situazione quasi drammatica, per cui, nella speranza di schivare la guerra, il cardinale Antonelli in data 22 febbraio, richiamandosi al protocollo degli 8 aprile del Congresso di Parigi, diresse agli ambasciatori di Francia e d’Au-