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granata. 425


traversa il cortile dei Leoni, passa per la sala delle due Sorelle, entra nella sala degli Aranci, penetra nel gabinetto di Lindaraja e s’infila nel giardino del quale appare la folta verzura sotto gli archi di quel gioiello di finestra. Le due aperture di questa finestra, viste rimpicciolite così per la lontananza, e così piene di luce in fondo a quella fuga di sale oscure, paion due grandi occhi aperti che guardino, e fanno immaginare che di là ci siano chi sa quali misteri di paradiso.

Visto la sala degli Abencerrages, andammo a vedere i bagni che si trovano fra la sala delle due Sorelle e il cortile dei Mirti. Scendemmo una scaletta, passammo per uno stretto corridoio, riuscimmo in una splendida sala, chiamata sala de los Divanes, nella quale venivano a riposare le belle dei re, sui tappeti persici, al suon delle cetre, dopo aver fatto il bagno nelle stanze vicine. Questa sala fu ricostrutta sulle rovine dell’antica, e arabescata, dorata e dipinta da artisti spagnuoli, come l’antica doveva essere; in modo che si può considerare come una sala dei tempi degli Arabi rimasta intatta in tutte le sue parti. Nel mezzo è una fontana, in due pareti opposte due specie di alcove nelle quali si adagiavan le donne, più alto le tribune dove stavano i suonatori. Le pareti sono listate, brizzolate, screziate, picchiettate di mille vivissimi colori, e presentan l’aspetto d’una tappezzeria di stoffe chinesi trapunte di fili d’oro, con quegli interminabili intrecci di figure che farebbero ammattire il più paziente musaicista della terra.