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e tutte tre ne presentano una quinta che c'era sfuggita e questa si divide tutt'a un tratto in altre dieci che non s'erano vedute, e poi si ricompone e si trasforma daccapo; e non si finisce più di scoprir nuove combinazioni, perchè quando le prime si riaffacciano, di già son dimenticate, e fan l'effetto della prima volta. E ci sarebbe da perder la vista e la ragione a voler venir a capo di quel labirinto; ci vuole un'ora per vedere il contorno d'una finestra, gli ornamenti d'un pilastro, gli arabeschi d'un fregio; un'ora non basta per imprimersi nella mente il disegno d'una delle stupende porte di cedro. Ai due lati della sala vi sono due piccole alcove; nel mezzo, un piccolo bacino con un tubo per lo zampillo, che è congiunto al canaletto che attraversa il cortile e va alla fontana dei Leoni. In dirittura della porta d'entrata, dal lato opposto, v'è un'altra porta, per la quale si entra in un'altra sala stretta e lunga, chiamata la sala degli Aranci. Da questa sala, per una terza porta, si entra in un piccolo gabinetto chiamato il gabinetto di Lindaraja, straricco di ornamenti, e chiuso da una graziosissima finestra a due archi che guarda in un giardino.

Per godere tutta la bellezza di questa magica architettura bisogna uscir dalla sala delle due Sorelle, attraversare il cortile dei Leoni, ed entrare nella sala chiamata degli Abencerrages che si trova dal lato di Mezzogiorno, di fronte a quella delle Sorelle, della quale ha quasi la stessa forma e gli stessi ornamenti. D'in fondo a questa sala lo sguardo at-