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406 granata.


saluti, pronunziammo tutti e due a una voce quella magica parola che in ogni parte del mondo desta in ogni anima un tumulto di grandi ricordi e un sentimento di desiderio segreto; che dà l’ultima spinta verso la Spagna a chi ha concepito il disegno del viaggio e non ancora preso la risoluzione della partenza; che fa battere il cuore dei poeti e dei pittori, e scintillar gli occhi delle donne: l’Alhambra!

Ci precipitammo fuor di casa.

L’Alhambra è posta sur un’alta collina che domina la città, ed offre da lontano l’aspetto d’una fortezza, come quasi tutti i palazzi orientali. Ma quando io m’avviai col Gongora su per la strada de los Gomeles per andar a visitare la reggia famosa, non ne avevo ancora visto le mura neanco da lontano, e non avrei saputo dire da che lato della città si trovasse. La strada de los Gomeles è in salita e descrive una leggiera curva, onde per un buon tratto non si vede dinanzi altro che case, e si può credere che l’Alhambra sia ancora lontana. Il Gongora non parlava; ma gli leggevo in viso che godeva nel più vivo dell’anima pensando alla meraviglia e al diletto che avrei provato io. Guardava in terra sorridendo; rispondeva a tutte le mie domande con un cenno che voleva dire: — a momenti; — e di tratto in tratto alzava gli occhi quasi furtivamente per misurare la strada che ci rimaneva a percorrere. Ed io godevo tanto di quel suo piacere che gli avrei gettato le braccia al collo per ringraziarlo.