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rono, nè dei Cartaginesi e dei Romani che l'ampliarono e l'abbellirono; quando non si volesse considerar come traccia la tradizione che ci dice: qui sorgeva un tempio ad Ercole, là sorgeva un tempio a Saturno. Ma il tempo ha fatto ben di peggio che togliere a Cadice i monumenti antichi: le tolse il commercio e le ricchezze, dopo che la Spagna perdette i suoi possedimenti d'America; ed ora Cadice giace là inerte sul suo scoglio solitario, aspettando invano le mille navi che venivano un giorno imbandierate e festose a recarle i tributi del nuovo mondo.

Avevo una lettera di raccomandazione per il nostro console, gliel'andai a portare, e fui cortesemente condotto da lui sulla cima d'una torre di dove potei abbracciare con uno sguardo tutta la città. Fu una nuova e più viva meraviglia. Cadice, vista dall'alto, è bianca, tutta bianca e purissimamente bianca come vista dal mare; in tutta la città non v'è un tetto; ogni casa è chiusa di sopra da una terrazza cinta di un parapetto imbiancato; quasi su ogni terrazza si innalza una torricina, pure bianca, sormontata da un'altra terrazza, o da una cupoletta, o da una specie di casotto da sentinella: ogni cosa bianco. E tutte queste cupolette, queste punte, questi merli, che formano alla città un contorno svariatissimo e bizzarro, spiccano e appaiono più bianchi sul vivo azzurro del mare. Lo sguardo percorre tutto l'istmo che unisce Cadice al continente, abbraccia un lunghissimo tratto della costa lontana su cui biancheggiano