Pagina:De Amicis - Spagna, Barbera, Firenze, 1873.djvu/348

342 siviglia.


nella corona d'un re titano che signoreggi collo sguardo tutta la vallata andalusa.

Salii fino alla sommità, e là fui ampiamente compensato delle fatiche della salita. Siviglia, tutta bianca come una città di marmo, cinta d'una corona di giardini, di boschi e di viali, in mezzo ad una campagna sparsa di ville, si stende sotto allo sguardo in tutta la pompa della sua bellezza orientale. Il Guadalquivir carico di navi l'attraversa e l'abbraccia con un larghissimo giro. Qui la Torre dell'Oro disegna le sue graziose forme sulle acque azzurre del fiume, là l'Alcazar ostenta le sue austere torri, più oltre giardini del Montpensier spingono oltre i tetti degli edifizii un ammasso enorme di verzura; lo sguardo penetra dentro il circo dei tori, nei giardini delle piazze, nei patios delle case, nei claustri delle chiese, in tutte le strade che vengono a sboccare intorno alla cattedrale; lontano, si scorgono i villaggi di Santi-Ponce, di Algaba ed altri che biancheggiano alle falde delle colline; a destra del Guadalquivir, il grande borgo di Triana; da un lato, lontanissimo, le creste dentellate della Sierra Morena; dal lato opposto altri monti svariati d'infinite tinte azzurrine; e sopra questo meraviglioso panorama il più puro, il più trasparente, il più incantevole cielo che abbia mai sorriso allo sguardo dell'uomo.

Sceso dalla Giralda, andai a vedere la biblioteca Colombina, posta in un edifizio antico, accanto al Patio de los Naranjos. Dopo aver visto una collezione di messali, di bibbie, di manoscritti preziosi,