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318 cordova.


che s'era fatta a Cordova; era un banderillero, mi raccontò per filo e per segno le vicende della giornata. La ragazza, in quel frattempo, coglieva dei fiori nei vasi del patio. Terminai la mia colazione, offersi un bicchier di Malaga al torero, feci un brindisi al felice piantamento di tutte le sue banderillas avvenire, pagai lo scotto (tres pecetas, c'eran compresi i begli occhi, si capisce), e poi, fatto muso franco, anche per dissipare fin l'ombra d'un sospetto nell'anima del mio formidabile rivale, dissi alla ragazza: — "Señorita! A chi parte non si nega nulla; io, per lei, sono come un moribondo, non mi rivedrà mai più, non sentirà mai più pronunziare il mio nome: può dunque lasciarmi un ricordo: mi dia quel mazzolino di fiori."

"Eccolo," mi disse la ragazza; "l'avevo fatto per lei."

Diede un'occhiata al torero; il torero fece un atto di approvazione.

"Le doy gracias con toda la fuerza de mi corazon," risposi, e m'avviai per uscire. M'accompagnarono tutti e due verso la porta.

"Hay funciones de toros en Italia?" mi domandò il giovane.

"Oh Dio! no. Non le abbiamo ancora."

"Peccato! Cerchi di metterle in moda anche in Italia, e io andrò a banderillar a Roma."

"Farò tutto il possibile. Signorina, perch'io la possa salutare abbia la bontà di dirmi il suo nome."

"Consuelo."