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toledo. 287


ero io, quel grido era diretto a me, mi si rimescolò il sangue: la solitudine ed il silenzio del luogo accrescevano la mia paura. Tirai innanzi, e la voce di nuovo:

Fuera el extranjero!

— Ma è un sogno — esclamai arrestandomi di nuovo, — o son desto? Chi è che grida? dove? perchè? —

Ripresi a andare, e la voce una terza volta: — Fuera el extranjero!

Mi fermo una terza volta, e mentre tutto turbato giro gli occhi intorno, vedo un ragazzo seduto in terra, che mi guarda ridendo, e mi dice: — Es un loco (un pazzo) que cree vivir en el tiempo de la guerra de independencia; mire Vsted; allí està la casa de locos. E mi accennò l'Ospedale dei Pazzi, sull'altura, le estreme case di Toledo. Misi un respirone, che avrebbe smorzato una torcia a vento.

La sera partii da Toledo, col rammarico di non aver avuto tempo per vedere e rivedere tutto quello che v'è di antico e di mirabile; mitigato però questo rammarico, dal desiderio ardentissimo dell'Andalusia, che non mi lasciava un momento di pace. Ma per quanto tempo ebbi dinanzi agli occhi Toledo! Per quanto tempo vidi e sognai quelle roccie scoscese, quei muri enormi, quelle tetre strade, quel fantastico aspetto di città medioevale! Ed oggi ancora me ne ravvivo spesso l'immagine con una sorta di tristo piacere e di austera malinconia, e quell'immagine mi divaga la mente in mille strani pensieri di tempi remoti e di casi meravigliosi.