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sionato, è sempre splendido, non solamente nella stagione del carnevale, ma in tutte le stagioni: nel tempo ch’io fui a Madrid, cantava la Fricci al teatro della Zarzuela e lo Stagno al Circo, l’una e l’altro, circondati di valentissimi artisti, con orchestre eccellenti e grandiose apparature. I più celebri cantanti del mondo fanno a gara per andar a cantare nella Capitale della Spagna; gli artisti vi sono ricercati, festeggiati; la passione della musica è la sola che può stare in bilancia colla passione dei tori. Anche il teatro della Commedia ha gran voga. L’Hatzembuch, il Breton de los Herreros, il Tamayo, il Ventura, il D’Ayala, il Guttierrez, ed altri moltissimi scrittori drammatici, quali morti, quali viventi, noti anche fuori di Spagna, hanno arricchito il teatro moderno d’un gran numero di commedie, che pur non avendo quel profondo stampo nazionale che rese immortali le opere drammatiche del gran secolo della letteratura spagnuola, son piene di calore, di sale, di sapore di lingua, e senza confronto più sanamente educative delle commedie francesi. E si rappresentan le commedie moderne, ma non si dimenticano le antiche: negli anniversarii del Lopez de Vega, del Calderon, del Moreto, del Tirso de Molina, dell’Alarcon, di Francesco de Rojas, e degli altri grandi luminari del teatro spagnuolo, si rappresentano con pompa solenne i loro capolavori. Gli attori però non finiscono di soddisfare gli autori; partecipano dei difetti dei nostri: moto, grido, singhiozzo soverchio; e molti preferiscono ancora i no-