Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/448

438 mechinez


cavalli bardati di tutti i colori dell'iride, e si slanciarono verso di noi gridando tutti insieme: — Benvenuti! Benvenuti! Benvenuti! — Il governatore era un giovane di fisonomia dolce, d'occhi neri, di barba nerissima; tutti gli altri, uomini tra i quaranta e i cinquanta, d'alta statura, barbuti, vestiti di bianco, lindi, profumati, che parevano usciti da uno scatolino. Strinsero le mani a tutti, girando intorno alla tavola a passo di contraddanza e sorridendo graziosamente, e poi si radunarono daccapo dietro al Governatore. Uno d'essi, vedendo per terra un briciolo di pane, lo raccolse e lo rimise sulla tavola dicendo alcune parole che significavano probabilmente: — Scusate: il Corano condanna il disperdimento del pane: io faccio il mio dovere di buon Mussulmano. — Il Governatore offerse a tutti l'ospitalità in casa sua, che venne acettata. Non rimanemmo nell'accampamento che i pittori ed io, ad aspettare che scemasse il caldo per andare in città.


Selam ci tenne compagnia, raccontandoci le meraviglie di Mechinez.

— A Mechinez ci sono le più belle donne del Marocco, i giardini più belli dell'Affrica e il palazzo imperiale più bello del mondo. — Così cominciò. E Mechinez gode infatti questa fama nell'Impero. Mechinesina è sino-