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MECHINEZ


Dopo ventiquattro giorni di vita cittadina, la carovana mi fece l’impressione viva d’uno spettacolo nuovo. Eppure nulla era mutato, eccetto che, in mezzo a noi, accanto a Mohammed Ducali, cavalcava il moro Scellal, il quale, benchè i suoi affari fossero stati accomodati amichevolmente, credeva più prudente ritornare a Tangeri sotto le ali dell’Ambasciatore, che rimanere a Fez sotto quelle del suo Governo. Oltre a ciò, un osservatore acuto avrebbe notato sui nostri visi, se pessimista, un certo dispetto, se ottimista, una certa serenità, che derivava dalla coscienza, profonda in tutti, di non aver lasciato nella illustre capitale dell’Impero nessuna bella malinconica, nessun marito offeso, nessuna famiglia sconvolta, nemmeno un lembo d’un caic femminino profanato. A tutti poi bril-