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il più bel giorno della vita. 487


— Quale?

— Eccola! — il soldato rispose, e gli porse un bicchiere di vino.

Il Re bevve.

— Viva il Re! gridarono tutti, e la folla che era nel prato e nella strada ripetè: — Viva il Re!

— Signor colonnello, permetta! disse il bersagliere ripigliando il bicchiere vuoto e mettendoselo in tasca. Tutti risero.

— Che voglion dire quelle bandiere laggiù? — domandò il Re accennando verso il confine del podere.

Un soldato glielo spiegò.

— Allegri, giovanotti; buona sera, colonnello; a domani. — Detto questo, voltò il cavallo, e via di galoppo. Tutti gli si slanciarono dietro gridando.

Un’ora dopo era quasi notte; il prato era tutto illuminato dai palloncini accesi; una folla di contadini, uomini e donne, misti ai soldati, andavano e venivano tra la strada e il prato levando un festoso gridìo; si cominciavano a sentire gli accordi dei flauti e dei violini.

— S’ha da cominciare questo ballo? — domandò il colonnello agli sposi.

Cesare si voltava per rispondere quando gli comparve dinanzi un ragazzo affannato, che voleva dir qualche cosa e non riesciva a tirar fuori la voce.

— Che cosa c’è? domandarono — Luisa e Cesare quasi spaventati.

— C’è....

— Che cosa?

— C’è che le bandiere che io avevo messo sul confine del podere, adesso non ci son più!