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partenza e ritorno. 375

— E io non grido. — E tu griderai. — E io no. — Allora pigliati un bacio, angelo. —

Ma di giorno in giorno ella diventava più pensierosa. Parecchi reggimenti erano già partiti; da un’ora all’altra s’aspettava l’ordine di partenza pel mio; essa lo sapeva. Spesse volte, mentre facevo il chiasso, la sorprendevo che stava guardandomi con aria malinconica, e le dicevo: — Cosa pensi? — Figliuolo, — mi rispondeva tristamente, — penso che non abbiamo più che pochi giorni da stare insieme.... Godo che tu sia allegro così, e nello stesso tempo.... questa tua allegria.... mi fa male, perchè.... penso che sentirò assai più dolorosamente il vuoto e il silenzio.... che ci sarà in questa casa.... tra poco. —

È vero, io pensava. Povere donne! Coraggio, coraggio! noi diciamo loro; noi che andiamo alla guerra pieni d’entusiasmo, di ambizione, di sogni di gloria, allegri, spensierati, circondati d’amici; ma esse restan qui sole, senza conforti, senza, distrazioni, sempre con quel pensiero, con quel dolore fisso, immobile....

— In questi giorni.... — soggiungeva mia madre — io capisco, io sento che in questi giorni non son più nulla per te.... No, no, lascia ch’io lo dica; non me ne lamento mica, sai!... Povero figliuolo, è naturale... ma....

— Senti, — io le dicevo per consolarla; — tu che hai un cuore così nobile, così eletto, tu puoi trovare un conforto in te stessa, assai più facilmente di molte altre donne. Non siamo egoisti. Credi tu che questa guerra si debba fare? che sia giusta? che sia un sacro dovere per il paese?

— Oh questo sì — essa rispondeva asciugandosi le lacrime.

— E dunque, se non la facessimo noi, generazione adulta, la dovrebbero far dopo noi i nostri figliuo-