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dimentichiamo trattarsi qui di operai e che, pur dato per parte di essi il massimo buon volere, non è lecito sperare che possano dedicare alla scuola più di due ore e mezzo per giorno. Ma non tutti gli operai, torniamo a dire, sono occupati sempre; che ove fosse altrimenti, non udremmo in ogni luogo tante lagnanze di poveri mancanti di lavoro ed il grido della miseria che cresce e si estende minacciosa da tutte le parti. Giudichiamo potersi quindi senza inconveniente portare a due le lezioni quotidiane tanto degli adulti quanto dei non adulti, tenendo calcolo degli esercizi pratici che si dovranno fare in due opifici, con questo che l’una sia obbligatoria, l’altra facoltativa: quella riceva gli operai nelle ore destinate al riposo, questa nelle ore condannate all’inerzia; e purtroppo l’ultima avrà forse scolaresca più numerosa della prima.

Inoltre quanti giovani artigiani pieni di attività e d’intelligenza, avidi di sapere, impazienti della lentezza non discara agli ingegni pigri, non vorranno rubare qualche momento del giorno per correre alla scuola, dove terminare o correggere un lavoro, sia teorico che pratico, fare una questione col maestro, domandare un consiglio circa questo o quel lavoro di commissione, o ascoltare la ripetizione degli insegnamenti ricevuti il giorno innanzi?