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quasi un culto speciale il quale non permette che un animo s’infanghi nelle bassezze della vita.

Verissima è questa asserzione, ma aggiungerò io: se il Governo avesse prima d’ora creata una scuola, che io avrei chiamata di emulazione nelle arti, non sarebbe riuscito a promuovere il buon gusto?

Lo so, bisogna nascere con quell’intuito direi quasi perfetto, ma chi non è favorito di questo dono raro, con lo studio e con l’osservazione non può forse anche lui avvicinarsi alla comprensione del bello?

Se io fossi ministro, costituirei un corpo detto di vigilanza artistica, al quale aggregherei tutte quelle persone che si distinguessero per buon gusto nelle arti.

Il loro mandato sarebbe quello di combattere nelle arti e nelle mode tutto quanto venisse a guastare il Bello ed il Buono, la loro missione sarebbe quella di non ordinare mai e di non fare mai pitture, sculture, architetture che si discostassero da quel bello ideale che porta una nazione a uno stato di superiorità fra le altre nazioni.

Vi sono uomini speciali che si possono nominare altrettante stelle del buon gusto.

E qui senza correre per tutta l’Italia resto a Milano.

Vedeste mai i magnifici restauri diretti dal conte Emilio Alemagna, nel palazzo di S. E. il principe Gian Giacomo Trivulzio in piazza S. Alessandro?