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50 Garasco

vincere la timidezza in chi ha ambizione e coscienza del proprio valore, il giovane continuò una lezione di nomenclatura che stava facendo ai più grandi, con una pera e un coltellino fra le mani.

E parlò ordinato e preciso, con una intonazione simpatica, e con un accento che s’andava facendo man mano più sicuro e più netto. A un certo punto, l’ispettore lo interruppe.

— Sta bene, — disse; — è l’insegnamento oggettivo ben compreso e ben condotto.

I ragazzi, con quell’astuzia scolaresca a cui nulla sfugge, guardarono tutti il soprintendente, che chiuse gli occhi.


L’ispettore fece leggere alcuni dei piccoli, e ne parve soddisfatto; fece leggere i grandi, e mostrò d’accorgersi che il maestro s’occupava con cura della pronunzia. Ma sopra tutto fu contento delle risposte che diedero a varie domande fatte da lui, commentando un raccontino morale, intorno ai doveri verso i parenti, all’affetto dovuto ai compagni, all’amore della scuola e del lavoro. Saranno state risposte imparate a memoria; ma avevano tutte un’impronta personale, qualche cosa che non poteva venire se non da un maestro abituato a discorrer di quelle cose con calore, e capace d’imprimere nei ragazzi, insieme con le parole che le esprimevano, un certo sentimento della loro gentilezza. E pareva che in presenza di quel personaggio, i ragazzi stessi partecipassero della commozione del maestro, e mettessero fuori il meglio dell’animo loro.


Il maestro arrossì leggermente, presentendo la lode. L’ispettore guardò con simpatia quel viso che rifletteva così chiaramente tutti i moti dell’animo giovanile. Poi gli disse: — Mi rallegro. Continui per questa via, dedicandosi particolarmente all’educazione del carattere. Dire, ripetere senza fine delle cose belle e buone, con la certezza che qualche cosa ne resta sempre in tutti, e che anche il solo serbarne dopo molti anni un ricordo confuso, come del suono d’una lingua che non si capisce più, è un gran bene. Combattere sul nascere la malvagità, la vigliaccheria, la