Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/59


si dice che di que’ denari si murorono. E le possessione 1 e case lasciò a un suo nipote e dopo la morte di quello a Santa Trinita ritornassino. E i libri e cose atte a studio lasciò a chi più sapesse, ed in ciascuna facoltà. E fu dopo lunghe dispute, fatte in molto tempo, con onorevole modo, mandati a casa M.o Antonio predetto. E non solamente in Arismetrica e Geometria, ma in Astrologia, Musica, ancora in edificare, in Prospettiva, in tutte arti 2 di gran a intelletto fu dotto e fece molti Archimi 3. E secondo che troviamo d’età di circa 30 anni morì. Lasciò



  1. Per possessioni, all’uso antico di conservare più da presso la desinenza latina anche ne’ plurali.
  2. Il testo Arcte.
  3. Non ricordo d’avere veduto altrove questa parola. La quale in questo luogo non ha che fare con quel vezzo toscano che ha fatto dire e scrivere Archimia ed Archimista ed Archiamiare, per Alchimia ecc. Ma qui non può significare se non se Problema d’aritmetica. Se quella parola non è un mostro composto dalla penna dell’amanuense, si potrebbe dire che derivi dalla consuetudine di fare i conti nell’Arco detto Pitagorico. Ma questa maniera di calcolare adoprata in Francia non è certo che fosse praticata in Italia. Sembra peraltro accennata nel proemio di Leonardo Pisano, ove dice «.... hoc totum etiam et algorismum atque arcus Pictagorae quasi errorem computavi respectu modi Indorum,» come leggesi nell’accurata edizione del Princ. Boncompagni; chè del resto questo passo fu malamente riferito dal Targioni Tozzetti, e dal Libri e da altri, scrivendo Artem per arcum o saltando qualunque sostantivo in questo luogo. Ma potrebbe pur anche Leonardo aver appreso quel metodo da’ Provenzali, dacchè avea cercato di conoscere quidquid studebatur ex ea (scientia) apud Egyptum, Syriam, Greciam, Siciliam et Provinciam cum, suis variis modis (Lib. Abbaci, pag. 1).