Pagina:De' Rinaldi - Il mostruosissimo mostro, 1584.djvu/10

8

[versione diplomatica]


dire, adornato ſolo quanto baſta à dilettare lore; ne meno mi è piacciuto fauellare filoſoficamente di tutti i colori, ma ſolo di quelli, che più ſi adoprano, & communemente ſi conoſcono, & così ancora dell'altre coſe, che ſi leggeranno nel 2. trattato. però ſe ſara alcuno che mi riprenda in alcuna di queſte parti (ſolo che giouinetta, ò giouine amante non ſia) io non ſcriuo à lui, ma à gli innamorati ſolo, à i quali faccio intendere, che de i colori hò pigliato i più principali, intendendo, che tutti gli altri debbano ridurſi al ſignificato di quelli, co' quali hanno più ſimiglianza, diminuendo, & accreſcendo il ſignicato ſecondo che il colore ſarà più ſicuro, ò più chiaro. A te adunque mi riuolgo, moſtro, & aborto mio, facendoti auuertito, che nō lungi ti ſcoſti dalle tue mura, & che quanto più ſia poßibile habiti, & ami i lochi occulti, acciò che ti poßi naſcondere dalle inſidie de maluagi, nelle braccia de' quali sò, ſe per tuo fiero destino, daßi di petto, ſareſti lacerato, & crudelmente morto, ne punto ti ſeria di giouamento il gridar mercè, ne il dire che amoroſa fiamma ti haueſſe ſpinto; & cacciato dal tuo luogo non coltiuato, ma crudi, & via più arrabiati, che velenoſi ſerpi, ſi ſforzarebbero precipitarti nel fiume dell'eterno oblio, quaſi indegno di vita, rimaneſſe affatto eſtinto ne haurebbero riguardo all'amore, il quale hauendoti ſpinto fuori di te, qual tu ſia, così ti mena. però di nuouo, con le più calde preghiere che io poſſo, ti eſorto, come ſe tu foßi isbandito più ſecreto, che ſia poßibile, & che ti contenti di habitare, & viuere tra le ſolitudini de ſemplici amanti, ne laſciarti commouere da i falſi allettamenti, ne dalle vanißime luſinghe de gli infidi adulatori di andare errando hor quinci, hor quindi, acciò che non te ne auenga male, & ſe pure ti incontraſſe nella copioſa turba de' detrattori, caramente ti prego, che con la tua humiltà ſopporti in patientia le loro percoſſe. Ma à che t'aſcriuo tante leggi? mandandoti fuori ſotto così celebre nome? riportati in ogni caſo alla prudenza di questa tua, & mia Signora,

De' Rinaldi - Il mostruosissimo mostro, 1584 (page 10 crop).jpg


[versione critica]


dire, adornato solo quanto basta à dilettare lore; ne meno mi è piacciuto favellare filosoficamente di tutti i colori, ma solo di quelli, che più si adoprano, et communemente si conoscono, et così ancora dell'altre cose, che si leggeranno nel 2. trattato. però se sara alcuno che mi riprenda in alcuna di queste parti (solo che giovinetta, ò giovine amante non sia) io non scrivo à lui, ma à gli innamorati solo, à i quali faccio intendere, che de i colori hò pigliato i più principali, intendendo, che tutti gli altri debbano ridursi al significato di quelli, co' quali hanno più simiglianza, diminuendo, et accrescendo il signicato secondo che il colore sarà più sicuro, ò più chiaro. A te adunque mi rivolgo, mostro, et aborto mio, facendoti avvertito, che non lungi ti scosti dalle tue mura, et che quanto più sia possibile habiti, et ami i lochi occulti, acciò che ti possi nascondere dalle insidie de malvagi, nelle braccia de' quali sò, se per tuo fiero destino, dassi di petto, saresti lacerato, et crudelmente morto, ne punto ti seria di giovamento il gridar mercè, ne il dire che amorosa fiamma ti havesse spinto; et cacciato dal tuo luogo non coltivato, ma crudi, et via più arrabiati, che velenosi serpi, si sforzarebbero precipitarti nel fiume dell'eterno oblio, quasi indegno di vita, rimanesse affatto estinto ne havrebbero riguardo all'amore, il quale havendoti spinto fuori di te, qual tu sia, così ti mena. però di nuovo, con le più calde preghiere che io posso, ti esorto, come se tu fossi isbandito più secreto, che sia possibile, et che ti contenti di habitare, et vivere tra le solitudini de semplici amanti, ne lasciarti commovere da i falsi allettamenti, ne dalle vanissime lusinghe de gli infidi adulatori di andare errando hor quinci, hor quindi, acciò che non te ne avenga male, et se pure ti incontrasse nella copiosa turba de' detrattori, caramente ti prego, che con la tua humiltà sopporti in patientia le loro percosse. Ma à che t'ascrivo tante leggi? mandandoti fuori sotto così celebre nome? riportati in ogni caso alla prudenza di questa tua, et mia Signora,

De' Rinaldi - Il mostruosissimo mostro, 1584 (page 10 crop).jpg


DEL