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per lui, per lui! 73


dalla malattia che lo uccise, era venuto a riconciliarsi con lui, a raccogliere, per espresso desiderio suo, l’autorità sulla famiglia.

La spedizione di Villascura doveva tornare un po’ prima del pranzo. Elena diede l'ordine che il pranzo fosse anticipato di qualche minuto, per cui lo si annunciò alla contessa Tarquinia mentre scendeva di carrozza; e nè lei, nè il barone ebbero agio di farsi raccontar da Elena come si fossero passate le cose, appuntino, con lo zio.

Verso la fine del pranzo entrò in giardino, suonando, la banda di Villascura e il factotum Malcanton corse a riceverla e accompagnarla nell’angolo tra la fattoria e gli allori che chiudono a ponente il giardino. Dietro alla banda c’era molta gente: i Zirisèla, i Picuti, tutta la buona società di Villascura e di Passo di Rovese. Un momento dopo la contessa Tarquinia uscì in giardino con tutti i commensali, meno Lao che corse a chiudersi in camera. Mentre, all’apparire della contessa, la banda intonava una fantasia sui Vespri Siciliani, mentre i Zirisèla e i Picuti, in gran gala, si facevano avanti, e un brulichìo di persone si raccoglieva nelle lunghe ombre del giardino sfolgorato dal sole cadente, il barone di Santa Giulia passò una mano sotto il braccio di sua moglie, la trasse in disparte.

«Santo diavolone» diss’egli, «non si può mai dire una parola! Contami di questo affare. Prima di tutto, quanto...?»

«Aspetta» rispose Elena. Si fermò su due piedi e si guardò alle spalle.

«Scusa» diss’ella, balzandogli di mano. «Quelle signore che venivano proprio da me! — Come volevi tu!» soggiunse, e corse dalle signore Zirisèla.