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Elena trasalì all’udir quel nome, si fermò senza dir motto nè voltarsi. Non aveva più parlato di Daniele Cortis con lo zio, da quando gli era venuta a riferire quelle tre parole: una cosa grave.

«Non è mica tornato?» chiese ancora il conte.

«Non credo» rispose Elena con voce incerta.

«Vedremo quest’elezione» diss’egli.

Elena salì adagio adagio la scala senza rispondergli. Più si avvicinava il momento di partire, più le mancava il coraggio di parlare di lui, la forza di comprimersi il cuore.

Fece le sue valigie in fretta, aiutata dalla cameriera di sua madre, poi si recò a salutare la castalda e altre due o tre contadine. Mentre tornava a casa, suo zio la pregò, dalla finestra di salire da lui.

«Senti» diss’egli «Ti occorrono danari?

Rispostogli da Elena che non le occorrevano, insistette, la pregò di parlare schietto, poichè del danaro ce n’era d’avanzo e lei ne poteva chiedere, per sè, fin che volesse. Già doveva diventar tutta roba sua un giorno o l’altro. Elena titubò un istante, poi rifiutò. Il conte Lao non ne parlò più.

«Salutiamoci adesso» diss’egli, stringendosela sul cuore. «Stasera, con tanti seccatori, non ti si potrà avere sola un momento. E ricordati: in qualunque tempo, in qualunque luogo, per qualunque cosa tu avessi bisogno di me...! Lo faccio per te e anche...» La baciò in fronte «per tuo padre!» soggiunse rialzando il viso. Elena lo guardò commossa, gli strinse le mani forte forte. Il padre di lei e il conte Lao erano stati fratelli, ma non amici: una delle ragioni per cui quest’ultimo aveva vissuto lontano dalla patria. Guastataglisi la salute e preso suo fratello