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rassegnare le mie dimissioni da deputato con qualche commento.

«L’amico» disse qualcuno «non ti lascerà parlare.

«Perchè? In ogni caso deciderà la Camera. Quanto a censure e richiami è quello che desidero. Dirò dunque che sebbene io sia grato ai miei colleghi per le prove di considerazione avutene, sento attualmente nella Camera un’aria così viziata da poterne uscire senza dolore. E qui, se mi lasciano continuare, dirò che coloro i quali credono vicina la scomparsa, non dei vecchi partiti, ma addirittura del regime parlamentare, possono venir qua a fiutare il puzzo della sua corruzione. Soggiungerò che uscendo dalla Camera ne darò le notizie, molto forte e su tutti i toni, ai nuovi elettori, e non andrò sicuramente a predicare la trasformazione dei caratteri e delle opinioni per costituire una maggioranza molto estesa e poco vitale. Ho udito parlare più volte nella Camera di un partito nuovo che tutti desiderano e cui nessuno vuole appartenere; io mi compiacerò di far sapere a’ miei colleghi che mi sacrifico al pubblico bene ed esco appunto per andare in traccia d’un partito nuovo e ritornare, se sarà possibile, con esso.

«Hm! Hm!» fecero alcuni scettici.

«Signori» esclamò Cortis, «se non avete fede, perchè vi mettete all’impresa?

«Avanti, avanti!» dissero quegli stessi scettici.

«Sarò meno baldanzoso» proseguì Cortis. «Studierò le espressioni. Sapete, è un discorso che sarà probabilmente molto interrotto e perciò dovrò fare a dritta e a sinistra molte scappate che ora non posso prevedere, ma l’importante è qui, questo nuovo par-