Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/137


sul campo 127


deve considerare in tale eccessiva reazione il pericolo di quelle credenze che insegnano il rispetto della legge, la fraternità umana e una specie di subordinazione morale delle classi più agiate alle più sofferenti, in cui è l’aiuto maggiormente gagliardo che possa desiderarsi per riparare le ingiustizie e le miserie sociali.

«Il futuro partito dovrà dunque da un lato consentire nella rigida applicazione del diritto comune alla Chiesa.

«Io non vi dirò sin dove andrei per questa via: son già troppo caro al vostro venerabile clero cui non intendo offrire, in espiazione de’ miei peccati politici, nè medaglie benedette, nè vite di santi, nè supplementi di congrue.

Un riso ironico gli lampeggiava negli occhi pronunciando quest’allusione a certi procedimenti del suo emulo. La sala risuonò di risa e d’applausi.

«Ma d’altro lato» proseguì Cortis alzando la fronte e aggrottando le sopracciglia «bisogna consentire in questo principio affermato dal conte di Cavour in un memorabile discorso sull’abolizione del foro ecclesiastico, che al progresso della società moderna si richiede il concorso della religione e della libertà. Bisogna esigere l’istruzione religiosa data dal clero dove vuole e come vuole; non bisogna stupidamente figurarsi di offendere la libertà perchè non si tollerano professori di ateismo agli stipendi dello Stato; bisogna riconoscere le associazioni religiose che non hanno uno scopo contrario alle leggi, guarentire in massima a tutti i cittadini il pacifico esercizio del proprio culto in privato e in pubblico, astenersi da qualunque immistione legale o violenta negli affari