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232 XIII. I CALCOLATORI

sa dall’autore, interpretare il significato della serie di numeri, che, dulcis in fundo, andavano scritti in notazione binaria.

La possibilità di sostituire questi numeri con segni convenzionali ha costituito una vera panacea. È aumentato così il numero di persone in grado di programmare un elaboratore.

Questo passo avanti è stato possibile perché si sono realizzati programmi che trasformavano i simboli ricevuti nei corrispettivi numerici. Nel 1966, comparve sul mercato il primo elaboratore che poteva trovare posto su una scrivania, il “PROGRAMMA 101”: questa macchina, che oggi giudicheremmo molto semplice e limitata, ma che ha dominato il mercato per diversi anni, poteva essere programmata in linguaggio SYMBOL o ASSEMBLER. I compratori imparavano il linguaggio con corsi di tre o quattro giorni.

Nove anni prima, nel 1957, era comparso il linguaggio FORTRAN, il primo linguaggio di “alto livello” che permette di scrivere programmi utilizzando una simbologia molto simile a quella algebrica. Questa sequenza di istruzioni formali viene poi “tradotta” in ASSEMBLER da un programma “compilatore”, il che segna il secondo passo importante nella storia della capacità di colloquiare tra utenti ed elaboratori.

La comparsa di FORTRAN, di cui si sono viste parecchie versioni fino a quella diffusa attualmente, FORTRAN 77, apre la strada alla nascita di una serie numerosissima di linguaggi di programmazione destinati a vari utilizzi. Oggi se ne contano intorno ai 1500 solo negli USA, mentre anche in Europa ne sono stati messi a punto varie decine.

All’inizio degli anni sessanta sono stati elaborati e si sono imposti linguaggi che riportavano allo schema logico della macchina, linguaggi che privilegiavano la programmazione sequenziale, cioè un’impostazione basata sulla frammentazione del problema da risolvere in una serie di operazioni elementari, la cui esecuzione