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Finalmente, il 22 settembre, meno di un anno dopo la comunicazione di Barbicane, l’enorme pezzo, perfettamente calibrato ed in direzione verticale assoluta ottenuta col mezzo d’istrumenti delicatissimi, fu pronto a funzionare. Non c’era più che da raggiungere la Luna, ma si era sicuri che essa non avrebbe mancato al convegno.

La gioia di J. T. Maston non conobbe più limiti, e poco mancò non facesse una caduta spaventosa volendo guardare nel tubo di novecento piedi. Senza il braccio destro di Blomsberry, che il degno colonnello per buona ventura aveva conservato, il segretario del Gun-Club, come un nuovo Erostato, avrebbe trovata la morte nelle profondità della Columbiad.

Il cannone era dunque terminato; non v’era più dubbio possibile sulla sua perfetta esecuzione; per cui, il 6 ottobre, il capitano Nicholl, sebbene a malincuore, si sdebitò verso il presidente Barbicane, e questi inscrisse sopra i suoi libri, nella colonna delle entrate, una somma di due mila dollari. Si è autorizzati a credere che la collera del capitano fosse spinta all’ultimo grado, e che ne facesse una malattia. Tuttavia c’erano ancora tre scommesse di tremila, quattromila e cinquemila dollari, e quando ne guadagnasse due, il suo affare, senza essere eccellente, non era cattivo. Ma il denaro non entrava ne’ suoi calcoli, ed il fortunato esito ottenuto dal rivale, nella fusione di un cannone al quale non avrebbero resistito corazze di dieci tese, gli portava un colpo terribile.

Incominciando dal 23 settembre, il recinto di