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d’uno dei mille. 93

ce ne venimmo via con un po’ di scompiglio nel cuore.

Il tuono brontolava cupo di là dai monti; tutti si affollavano giù al mare, credendo che fosse il rombo del cannone. «Palermo è insorta, corriamo a Palermo!». Ma poi sovra i monti si levarono certi nuvoloni scuri, un temporale che svanì.

Si diceva misteriosamente, dall’uno all’altro, che il Generale ha perduto la speranza di riuscire contro i trentamila soldati che il Borbone ha nell’isola; che la nostra colonna sarà disciolta; che ognuno sarà lasciato libero di cavarsi come potrà da questo passo. L’annunzio fu un lutto. Ma era una falsa voce, o forse un gioco che ci viene dal nemico.

Quel frate che ci segue sin da Salemi, vuole spandere un’aura di religiosità sopra di noi. Lo