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capitolo xix. 295

stato morto il suo, aveva tolto il destriere dell’Italiano e stava fra suoi facendo ancor testa agli uomini d’arme nemici. Il buon Ettore conobbe che solo e a piedi non avrebbe potuto riaver il cavallo. L’aveva nutrito ed allevato di sua mano, ed addestrato a seguirlo alla voce; onde non si confuse; fattosegli più presso che potè cominciò a chiamarlo, battendo il piede come era usato di fare quando voleva dargli la biada. Il cavallo si mosse per venire a quel cenno, e volendo il cavaliere contrastargli, prima cominciò ad impennarsi, poi si mise a salti, e senza che colui potesse nè opporglisi nè governarlo, lo portò suo malgrado fra gli Italiani che, circondatolo, l’ebber prigione senza colpo di spada. Scendendo dal cavallo sul quale tosto saltò Fieramosca, malediceva la sua fortuna; ma questi resagli per la punta la spada che gli era stata tolta, gli disse:

— Fatti con Dio, fratello, piglia le tue armi e torna fra’ tuoi, chè i prigioni gli abbiamo per forza d’arme, e non per arti da ciurmadori.

Il Francese, che ogn’altra cosa s’aspettava, restò molto maravigliato. Pensò un momento, poi rispose:

— S’io non m’arrendo alle vostre armi, m’arrendo alla vostra cortesia: e, presa la sua spada alla metà della lama, andò a deporla a terra avanti al signor Prospero: e fu detto da tutti quelli che lodavano l’atto cortese di Fieramosca, anche il Francese aver operato e parlato saviamente. Per la qual cosa esso solo fu poi rimandato senza che pagasse il riscatto.

La parte francese era scemata di quattro delle sue migliori spade, mentre l’Italiana contava ancora i suoi tredici uomini a cavallo e si poteva facilmente conoscere in qual modo la cosa dovesse andar a finire. Nonostante i Francesi scavalcati che erano cinque, si serrarono insieme, ai loro lati si posero due per parte i quattro a cavallo; e così ordinati si disposero a far testa di nuovo agli Italiani, i quali rannodando per la