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Giulio Valli è un uomo fine, filosofico, temprato d’ironia, indulgente, forte e flessibile, fatto per comprendere e per pregiare una natura come quella di Giuseppe Miraglia.

Verso le due del mattino se ne va. Mando Luigi Bologna e Carlo della Rocca a riposarsi. Silvio Montanarella deve venire alle quattro.

Nuova nozione del tempo. Lotta fra l’imagine viva, continuamente creata dal ricordo, e il corpo immobile.

Quando l’angoscia si fa insostenibile e la coltre nera mi sembra vuota e il mio amore crede che il mio compagno sia laggiù addormentato placidamente nel suo letto a Sant’Andrea, mi alzo e sollevo la garza bianca. Il viso tumefatto mi appare. La bocca si chiude sempre più; si suggella sempre più fortemente. Il colore bronzino s’infosca.

Sono sfinito. Carlo discende, nel suo gabbano nero, e mi prega di andare a prendere un po’ di riposo. Resisto.