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notturno 473

teschio consunto fra due tibie, e la palla esplosiva che il 7 agosto si conficcò nel legno della carlinga in prossimità del mio gomito.

Sorrido udendo tintinnire gli speroni sfregati l’un contro l’altro da chi si curva ai miei piedi per affibbiarmeli. Non me li lascio mettere. Il cavallo non scalpita alla porta; né, ahimè, il velivolo marino romba alla riva sul punto d’involarsi. Sono un convalescente in pericolo.

Le ginocchia mi vacillano. Il cuore mi batte perdutamente. Sto per passare la soglia così a lungo vietata.


Discendo la scala con infinita cautela, portando l’occhio nel reliquiario del mio capo sollevato.

La Sirenetta è là pronta a sostenermi.

Ecco l’ultimo gradino.

Ecco la stanza terrena.

Ecco il bagliore verde dietro le vetrate coperte di merletti.