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356 notturno


Ecco che il corpo di Roberto Prunas viene a battere contro la riva.

Sono tutto di gelo.

Egli vuole essere con noi tre. Egli vuole che io l’ami come questi altri due.



La finestra è aperta. V’è qualcosa di sordo nell’aria.

Attraverso le bende vedo un albore fioco su cui passano ombre scure come donne ammantate che vadano carpone.

Sono piccole imagini, e hanno non so che grandezza.

Penso alle Supplici nell’atrio di una reggia eroica.

Ho nel profondo un dolore che segue il ritmo di questa processione incurvata da destra a sinistra.

Mi sembra che a poco a poco il mio petto s’incavi penoso e non ho la forza di sollevarlo col respiro.