Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/367


notturno 355

compagno, che è sempre dalla parte del cuore.

Sono tra l’una e l’altra, scoperchiato. E, quando il rombo del cuore si placa, odo il canto del gallo. Un brivido mi cerchia il petto.

Ascolto. Non è il canto modulato di quattro note. È un lamento d’una nota sola, ora lungo, ora breve. L’orecchio stenta a riconoscerlo.

Il gallo del rio è più triste del gallo della Landa, che ascoltava Desiderio Moriar su le sabbie dell’Estremo Occidente.

Odo un urto sordo che non è più quello del mio cuore.

È un corpo che batte contro il gradino della riva, quasi a paro delle pietre che lastricano la calle.

Alta marea.

Iersera l’uomo che portava all’ospedale di Sant’Anna la corona funebre, vide tornare all’Arsenale la barca del palombaro che non aveva ritrovato il cadavere.