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dita in quella ricca selva giovenile. Non parlava ancora, tanto la sua commozione doveva essere intensa e rigata di delizia: Per mezzo di quella cosa bella vivente e caduca egli comunicava anche una volta con la vita terrena in cui aveva compiuto la sua perfezione, in cui aveva effettuato il suo ideale di virtù; e sentiva forse che nulla eravi oltre, che la sua esistenza finita bastava a se stessa, che il prolungamento nell’eterno non era se non una parvenza — simile all’alone di un astro — prodotta dallo splendore straordinario della sua umanità. Non mai la capellatura del giovinetto d’Elide aveva avuto per lui un pregio tanto sublime. Egli ne godeva per l’ultima volta, dovendo morire; e anche sapeva che al dimane in segno di lutto sarebbe stata recisa. Disse alfine — e i suoi discepoli non gli ave-