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DELLA TERRA E DEGLI EROI

nelle moltitudini asperse
di rugiada. E l’attesa
della Poesia palpitava
nelle moltitudini come
3808l’innumerevole riso
del desio marino che s’alza
con le mille labbra dell’onda
verso il Sole per divenire
aere, altezza, via di luce,
luce egli stesso infinita.
E le nove antiche Sorelle
3815non intonarono l’inno!
Sotto le nubi infiammate
dall’aurora, non con argilla
ma con la sostanza sublime
che nata era in elle dall’urto
del conoscimento vitale,
crearon per l’uomo una Voce
3822più bella del Coro castalio.

Aquile senza nido
ripresero il volo, dall’alpe
balzarono a sommo del cielo,
un attimo stettero immote
simili a costellazione
vermiglia; poi contra il fulgore
3829del Sol nascente, verso il Mare
virgineo come la prima
foglia del giovinetto salce
(oh soavità dell’eterna


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